“La calza senza fondo” – racconto di Patrick Landi

Racconti

La notte della Befana, un bambino e una magia inaspettata che non aveva fondo…

La notte era fredda e silenziosa. Le luci dell’albero di Natale scintillavano, riverberando nel corridoio su cui si affacciava la porta della sua camera. La casa era immersa nel silenzio e Tommaso, che non si era ancora addormentato, ascoltava il ritmo del proprio respiro colpire le coperte che si era tirato su fino al naso. Aveva un sonno tremendo e ogni tanto si appisolava, ma solo a metà: era in parte emozionato e in parte impaurito per l’arrivo della Befana.

A un certo punto, un rumore sul tetto lo costrinse ad alzare gli occhi al soffitto.

Seguì con lo sguardo l’immaginaria fonte del rumore sulle pareti, mentre il cuore iniziò a battergli forte nel petto.

Tommaso scostò le coperte e si alzò piano dal letto. A piedi nudi si affacciò sul corridoio. Dal salone, oltre alle lucine dell’albero, filtrava una luce tremolante. Si affacciò quanto bastava per sbirciare verso l’albero e lì, davanti al camino, una figura scura si muoveva con circospezione. Sembrava un uomo magro, ingobbito, con un mantello nero, un cappello a punta tutto storto e un sacco spelacchiato.

Tommaso sgranò gli occhi. Non aveva dubbi. Aveva scoperto il segreto! Gli adulti avevano ragione, la Befana non esisteva, ma c’era dell’altro di più sensazionale da raccontare agli amici.

«Harry Potter!» sussurrò, emozionatissimo.

La figura si girò di scatto. Non era un uomo. Era una vecchina, con un naso lungo, storto e bitorzoluto, su cui poggiavano un paio di occhialini rotondi. Il sorriso un po’ storto e sdentato, i capelli arruffati e grigi le scappavano fuori dal cappello da strega.

«Harry… chi?» rispose la vecchina.

Tommaso sentì il cuore in gola, ma trovò il coraggio per avvicinarsi ancora di più.

«Sei tu… sì, cioè, in realtà i bambini pensano che tu sia la… sei venuto a controllare se sono stato buono? Sei entrato con la magia? Hai parcheggiato la Nimbus sul tetto?»

La Befana lo osservò, poi scoppiò a ridere. Una risata roca, ma gentile. «Oh, bello mio, chissà cosa ti sei immaginato… No, niente Nimbus per la povera vecchia Befana, ma la mia scopa vola molto meglio…»

Tommaso corrugò la fronte. «Ma allora… non sei Harry Potter?»

La Befana fece un’altra risatina. «Oh, cielo. No, caro. Sono la Befana. Anche se ammetto che l’ho incontrato tanto tempo fa e non mi sarebbe dispiaciuto aver studiato con lui a Hogwarts

Tommaso rimase un attimo in silenzio. Poi sorrise. Aveva capito di aver preso un grande abbaglio.

«Però sembri proprio un mago.»

La Befana gli fece l’occhiolino. «In un certo senso lo sono. Trasformo una notte d’inverno in un ricordo che non dimenticherai mai.»

«Anche a me piacerebbe fare le magie come Harry un giorno.»

La vecchina prese una calza colorata e gliela porse. «Questa è per te. Dentro c’è un po’ di dolcezza… e un pizzico di magia.»

Tommaso annuì e si strinse la calza al petto.

«Adesso vai a letto. Buona notte, piccolo maghetto…»

Tommaso tornò a letto, e prima di chiudere gli occhi, sentì la Befana aggirarsi sul tetto e se la immaginò salire sulla scopa volante.

La mattina dopo, raccontò tutto a mamma e papà. Loro sorrisero. Suo papà fece qualche battutina sciocca. Ma Tommaso non gli diede importanza, lui sapeva, lui aveva visto. Poco importava se l’aveva scambiata per Harry Potter. Quella notte aveva conosciuto qualcuno di molto più magico e di molto più antico.

Tommaso aprì la calza e prese ad estrarne il contenuto. Qualcosa, però, si era incastrato sul fondo. Infilò la mano nella calza. Era profondissima, spinse giù il braccio fino al gomito, ma ancora non riusciva a raggiungere il fondo. Era impossibile…

Stava per tirare via il braccio quando, con la punta delle dita, toccò qualcosa. Si impegnò ancora di più e riuscì ad agguantare l’oggetto di stoffa. Ritirò il braccio, e uno strano profumo risalì dal fondo della calza. Un odore di legno bruciato e fumo, come un grande camino acceso in una notte d’inverno. Tommaso ebbe l’impressione che quella cosa che teneva in mano venisse dall’altra parte del mondo. Non poteva credere ai suoi occhi. Era una sciarpa gialla e rossa con lo stemma del Grifondoro e qualcuno le aveva scritto sopra qualcosa con un pennarello nero.

Tommaso la porse a suo padre. «Papà, cosa c’è scritto qui?»

Il padre guardò la sciarpa perplesso, lanciò un’occhiata interrogativa a sua moglie, che rispose alzando le spalle.

«C’è scritto: al mio amico Tommaso. Continua a credere nella magia. Con affetto, il tuo Harry Potter.»

Tommaso rise, riprese la sciapa e se la strinse al petto. La Befana aveva ragione, aveva trasformato una fredda notte di gennaio in un ricordo che non avrebbe mai dimenticato.

favicon firma patrick landi

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4 Responses

  1. Bravo Patrick come sempre. Racconto pieno di magia e speranza. Ogni tanto abbiamo bisogno di fermarsi e sognare.

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