Il mio Salone del Libro di Torino 2026: libri, incontri e nuove strade da percorrere

patrick landi salone del libro di torino 2026

Ci sono eventi che non sono soltanto appuntamenti in calendario. Sono luoghi in cui le storie escono dalle pagine, prendono voce, si mescolano alle persone, agli sguardi, alle strette di mano, alle conversazioni nate per caso davanti a uno stand. Il Salone Internazionale del Libro di Torino è uno di questi.

Dopo un anno di assenza, quest’anno sono tornato con il mio libro “il volto di Europa” ospite di PAV Edizioni. Ho avuto modo di vivere il Salone anche da lettore e da osservatore curioso di un mondo editoriale che continua a cambiare, a interrogarsi e a cercare nuove forme per raggiungere i lettori. Sono tornato a casa con la solita sensazione doppia: da una parte la stanchezza di una giornata intensa, piena di stimoli, incontri e camminate tra padiglioni affollati; dall’altra quella carica particolare che solo i libri riescono a dare quando diventano occasione di dialogo reale. Perché il Salone non è soltanto una fiera. È una grande fotografia del presente dell’editoria. E, forse, anche una piccola anticipazione del suo futuro.

Tra stand, cataloghi e identità editoriali

Una delle cose che più mi interessa quando visito il Salone è osservare gli stand degli editori, sia di quelli che conosco sia di quelli che non conosco. Non solo i grandi nomi, naturalmente, ma anche le realtà medie e indipendenti, quelle che spesso riescono a costruire un’identità molto precisa attraverso le scelte di catalogo, le copertine, il modo di presentare i libri e il rapporto diretto con i lettori.

Passeggiando tra gli stand, ho osservato in particolare quegli editori che pubblicano i generi che mi interessano: il fantastico con tutte le sue contaminazioni, il thriller, il noir.

È stato eccitante incontrare le esposizioni sempre interessanti di Lumien con la narrativa speculativa e la nuova collana scintille; Dark Zone con la consueta esposizione di soli autori italiani di alta qualità; Zona 42  e la sua fantascienza e altre meraviglie che divideva lo stand con Hypnos edizioni con le loro fantastiche storie ypnotiche; De Tomi con i nuovi titoli di fantascienza mitologica e thriller esoterico e dove ho potuto salutare l’amico scrittore Graziano Lonardi e la sua triologia de “Il Lupo sotto la pelle”; Tori Edizioni tra i nuovi editori è stata una fantastica scoperta che mi ha fatto conoscere due romanzi fantascientifici che esplorano il tema della dualità e della realtà virtuale. 

Ovviamente ce ne sarebbero altre decine e decine di editori da menzionare: Acheron Books, Gainsworth, Astro Edizioni, Mursia, La Corte, NPS e tantissimi altri, ma ci vorrebbero pagine su pagine per dedicare a ognuno il suo giusto spazio. Sono certo che da lettori conoscete tutti queste belle realtà italiane che pubblicano i romanzi che amiamo.

Non citerò i grandi editori, prima di tutto perché immagino che chi legge questo articolo li conosca già molto bene. Ma soprattutto perché credo che il Salone del Libro sia anche, e forse soprattutto, l’occasione per scoprire e dare spazio a quelle realtà editoriali che più difficilmente incontriamo sugli scaffali delle grandi librerie di catena.

Una menzione particolare la merita Fratelli Frilli Editore “la casa del noir”, con uno stand particolarmente curato. Ho apprezzato le interviste agli autori nei giorni di presenza al salone per i firmacopie. È stato un modo davvero interessante per far conoscere gli autori e le loro storie. Ho avuto il piacere di conoscere Carlo Frilli, persona squisita che nonostante i numerosi impegni ha trovato il tempo per fare due chiacchiere con me sul posizionamento della loro casa editrice nel mercato editoriale e di come viene vista dal punto di vista di uno scrittore “emergente” che si avvicina alla scrittura di romanzi crime.

Una volta di più, aggirarsi tra gli stand con occhio critico mi ha confermato che oggi un editore non comunica soltanto attraverso i libri che pubblica, ma attraverso l’immagine complessiva che costruisce, online e offline. I cataloghi, le copertine, gli stand sono il manifesto di ogni editore. Per chi scrive, osservare questi elementi è importante quanto leggere i libri stessi, perché aiuta a capire non solo dove potrebbe stare una propria storia, ma anche quale tipo di lettore si vuole raggiungere.

La PAV Edizioni

Poi ci sono le persone, che alla fine sono la parte più viva di un evento come questo. Al Salone ho avuto il piacere di rivedere tanti colleghi della PAV edizioni con cui è stato inevitabile affrontare gli argomenti che ci stanno più a cuore: i libri, la scrittura, le nostre esperienze. È stato bello rivedere la grande famiglia PAV, con la Superboss Aurora che coordina la presenza di tutti gli autori e i turni dei firmacopie. Il suo sempre presente marito Sandro. Vincenzo e Annalisa che conducono magistralmente lo stand. Ho conosciuto autori che erano alla loro prima volta e altri più navigati con cui lo scambio di vedute mi ha arricchito. A volte bastano pochi minuti di conversazione per portarsi via uno spunto utile, una riflessione nuova o semplicemente la conferma che dietro ogni libro c’è sempre un percorso molto più complesso di quanto appaia. Ecco, forse questa è una delle cose che amo di più del Salone: il fatto che le storie non siano mai solo nei libri. Sono anche percorsi, fatiche, attese, soddisfazioni.

Il mio firmacopie con Il volto di Europa

Uno dei momenti più importanti di questa esperienza è stato senza dubbio il firmacopie presso lo stand PAV Edizioni, dove ho potuto presentare e firmare copie del mio romanzo Il volto di Europa. Per un autore, sedersi dietro un tavolo con il proprio libro davanti è sempre una sensazione particolare. Da una parte c’è l’orgoglio di vedere un pezzo del proprio immaginario diventato oggetto reale, fisico, sfogliabile. Dall’altra c’è quella piccola tensione che credo ogni autore conosca bene: il desiderio di riuscire a raccontare in pochi secondi anni di lavoro, personaggi, emozioni, scelte narrative, temi e visioni. Al Salone ho avuto l’occasione di raccontare a chi si soffermava allo stand il cuore della mia storia, il rapporto tra Robert e sua figlia Camila, la missione su Europa, la scoperta destinata a cambiare il mondo, la cospirazione che cerca di controllare la verità.

Firmare una copia non è mai soltanto scrivere una dedica. È creare un piccolo legame. È affidare una storia a qualcuno. È sapere che quel libro uscirà dallo stand, finirà in una borsa, su un treno, su un comodino, tra le mani di un lettore. E questa, per chi scrive, resta una delle emozioni più concrete.

Scrivere è un atto individuale. Ma incontrare i lettori ricorda che una storia, per compiersi davvero, ha bisogno di qualcuno dall’altra parte.

Cosa mi porto a casa da questa esperienza al Salone

mi porto a casa diverse cose. Prima di tutto, la consapevolezza che l’editoria oggi è un mondo in trasformazione continua. Non basta più pensare al libro come a un oggetto isolato. Intorno a ogni romanzo ci sono domande di posizionamento, comunicazione, identità, pubblico, visibilità. Questo non deve spaventare chi scrive. Ma deve renderlo più lucido e consapevole. Mi porto a casa anche il valore degli incontri. Con gli editori, con gli autori, con i lettori, con chi passa davanti a uno stand e magari si ferma solo per una frase, una copertina, uno sguardo. E mi porto a casa una conferma: le storie hanno ancora una forza enorme. Anche in un mondo veloce, distratto, pieno di piattaforme e contenuti, le persone continuano a cercare libri.

Guardare avanti

Il Salone del Libro di Torino non è solo un punto di arrivo. Per me è anche un punto di ripartenza. Un’occasione per fare il punto sul percorso fatto, ma soprattutto per guardare avanti. A nuove storie. A nuovi progetti. A nuovi incontri. A nuove strade da percorrere con più consapevolezza.

Torno da Torino con qualche idea in più, qualche domanda nuova e la voglia di continuare a lavorare sui miei romanzi con ancora più convinzione. Perché scrivere significa anche questo: restare in ascolto. Del mondo. Dei lettori. Degli altri autori. E di quella parte di noi che continua a credere che una buona storia, se trova la strada giusta, possa ancora arrivare lontano.


Ringrazio chi è passato a salutarmi, chi si è fermato a parlare di libri, chi ha acquistato Il volto di Europa, chi mi ha scritto, chi ha condiviso un momento di questa esperienza.

Ogni incontro, anche il più breve, lascia qualcosa.

E forse è proprio questo il senso più bello del Salone: ricordarci che i libri nascono in solitudine, ma vivono davvero quando cominciano a circolare tra le persone.

Con affetto,

favicon firma patrick landi

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